IN GENERE GLI ESPERTI DI MERCATO DEL LAVORO PARLANO DI “CARENZA DI COMPETENZE” QUANDO, IN UN DETERMINATO PAESE, I CANDIDATI NON HANNO LE CAPACITÀ “GIUSTE” RICHIESTE DAL MERCATO.

Quando, cioè, mancano competenze, conoscenze, abilità, ecc.  Spesso questa inadeguatezza a livello di talento complica la ricerca di profili altamente qualificati. Le aziende sono pertanto costrette con maggior frequenza a reclutare candidati all’estero o a investire nella formazione di quelli disponibili in zona.

Sebbene si tratti di una tendenza interessante da esaminare e studiare, prenderei in considerazione anche il rovescio della medaglia, ossia l’inadeguatezza da parte delle aziende. Che si registra, ad esempio, quando l’azienda non si adatta alle condizioni del mercato, all’evoluzione digitale o alle nuove generazioni.

O quando le imprese si ostinano a mantenere un approccio antiquato senza ridefinire i propri standard a dispetto del nuovo quadro di riferimento.

Manager vecchio stile alle prese con millennial, tecnologie obsolete non più adeguate, procedure e processi superati che portano più danni che vantaggi, comportamenti di leadership arcaici non più efficaci nella realtà attuale.

Analogamente a chi cerca lavoro, anche le imprese sono chiamate a consolidare le proprie competenze in base ai trend del mercato del lavoro, adattandosi continuamente al nuovo ambiente, alle nuove tecnologie e alla generazione/alla cultura/alle esigenze dei nuovi soggetti interessati.

Quante imprese stanno cercando la (tanto proverbiale quando impossibile) “quadratura del cerchio”?

Purtroppo non sono poche. Spesso, inoltre, non si chiedono se la loro soluzione risponda alle effettive esigenze del mercato e dei soggetti interessati. A volte non riescono a vedere oltre tale soluzione perché è sempre stato così o, peggio ancora, perché per migliorarla occorrerebbero tempo ed energia. Un modo di pensare che, prima o poi, decreterà l’inizio del loro declino.

Propensione al cambiamento, flessibilità, pensiero laterale e miglioramento continuo sono competenze che un datore di lavoro è tenuto a garantire. Il mondo è in rapida trasformazione e quello che funzionava un paio d’anni fa (o magari ieri) potrebbe non essere più adeguato. La soluzione, naturalmente, non può essere quella di costringere nuove realtà in una struttura antiquata.

La cosa migliore è essere sul pezzo, innovando le idee e implementando in modo uniforme comportamenti, processi e strumenti diversi. I datori di lavoro devono guidare il cambiamento e incoraggiare i dipendenti a fare lo stesso. Come disse George Bernard Shaw:

Il progresso è impossibile senza cambiamento e coloro che non riescono a cambiare le proprie idee non possono cambiare nulla.

Molti candidati mi hanno confidato la frustrazione che provano nel ruolo che ricoprono, soprattutto a causa della pressione e della sensazione di non venire ascoltati. Un classico caso di incompatibilità con il sistema esistente.

Avrebbero potuto dare libero sfogo al proprio talento e al proprio potenziale, avrebbero potuto contribuire al progresso dell’azienda, avrebbero potuto portare nuove idee e avrebbero potuto innovare il modus operandi, ma non è stato loro permesso. La rigidità delle aziende spegne il loro entusiasmo e, alla fine, molti decidono di trasferire le proprie iniziative e la propria volontà di cambiamento altrove.

La “capacità di considerare le cose da un’altra prospettiva” rappresenta una delle qualità più importanti per essere notati da qualche impresa lungimirante, quanto meno se desidera prevenire un’emorragia di talenti e attrarne di nuovi!

Un’occasione da non perdere!

 

Enza Artino

International Service Manager presso Wyser
Coaching Competence Center Manager presso Gi Group

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