Negli ultimi decenni, la tecnologia è stata lo strumento più esposto ad un cambiamento incessante, la sua evoluzione è diventata il canone di misura del progresso: questo è l’ambiente in cui è stato usato il termine che ormai è sulla bocca di tutti, AGILE.

Ma … quando parliamo di Agile cosa intendiamo? Possiamo definirla una filosofia basata su miglioramento costante e adattamento rapido. Se non sapessimo nulla e ci chiedessimo “cosa significa essere agile?” otterremmo risposte relative alla velocità, all’efficacia, che implicano l’eliminazione o la riduzione degli elementi bloccanti e delle barriere, tangibili o meno. Mettendo le persone al centro, le metodologie più avanzate promuovono il lavoro di squadra, favorendo il flusso delle attività tra i soggetti interessati. I manager che non attribuiscono valore all’essere umano non sono ammessi. Possiamo quindi dire che, essenzialmente, essere Agile favorisce l’organizzazione, compatta le persone motivandole al lavoro di squadra e le mette al centro.
E, fortunatamente, si tratta di un concetto applicabile anche alla sfera personale.

Le alternative ci si prospettano quando individuiamo le lacune. A causa della costante inefficienza identificata nel valore che offriamo ai clienti, dello spreco di risorse e dell’insoddisfacente sviluppo professionale delle persone, parliamo ancora di quello che era fondamentale secondo la filosofia Agile.

L’origine della filosofia Agile

L’origine, risalente all’inizio del ventesimo secolo, è attribuibile a F.W. Taylor e Henry Ford, con l’avvento delle prime tecniche per l’ottimizzazione della produzione. Fu Ford, alla ricerca di un nuovo modello organizzativo che poco alla volta si sviluppò in tutto il mondo, ad introdurre le prime linee di produzione in serie di automobili.

Kiichiro Toyoda, fondatore di Toyota, sviluppò questa filosofia, creò metodologie e tecniche alla ricerca di una situazione ideale, in cui le macchine, gli impianti e le persone lavoravano insieme per generare valore aggiunto, senza sprechi tra operazioni, linee e processi.

Successivamente furono sviluppate altre metodologie e quadri di riferimento relativi all’agilità dei processi, quali Kamban e Scrum.

Noi delle HR sappiamo di poter sviluppare processi più efficienti per le società, ma non prima di aver preparato le persone al cambiamento.
La difficoltà sta nel cambiare il modo in cui le persone guardano le cose e smontare le idee sbagliate che limitano lo sviluppo. Se prepariamo le persone a ridefinire le regole del gioco e mettere da parte sé stesse per perseguire il bene comune, i singoli ne beneficeranno sempre.

Impegnandosi con la prospettiva di ciò che tangibile non è, a seconda del motivo per cui si fanno le cose e dell’obiettivo perseguito, le società dovrebbero essere consapevoli di applicare i valori che dichiarano di definire, che non rientrano nella descrizione di un sito web. La cultura deve essere un’essenza percepibile quando si varca una soglia o quando si incontra un dipendente. Cerchiamo di evolvere per far crescere i nostri ambienti di lavoro, crediamo nella formazione e nel potenziale delle nostre persone, di tutte le età. Abbracciamo il cambiamento, diamo valore a qualcosa che indiscutibilmente va oltre la digitalizzazione, il valore umano.

Siamo persone Agili, pronte non semplicemente ad adattarsi ma anche a mettersi in discussione.
Investiamo nelle metodologie, sì, ma per la felicità di tutti, perché alla fine, è questo che conta veramente.

Adriana Olalla, Valutazione e Trasformazione, Wyser Spain