Published 2 Aprile 2021 - in General Management Advices

Management aziendale: le competenze da avere

Management aziendale: le competenze da avere assolutamente

Lo stile di management di un’azienda si esprime attraverso le modalità con cui vengono gestite le attività, prese le decisioni e organizzate le unità di business. Il tessuto produttivo italiano ha dimostrato, anche lo scorso anno, una rapida capacità di adattamento, dovuta tra l’altro alla flessibilità delle realtà a gestione familiare, in cui i processi decisionali e la vision dell’imprenditore orientano l’organizzazione.

Quanto evidenziato dai manager intervistati da Wyser ne è la riprova: se 2 su 3 dicono che la propria azienda ha gestito la crisi sfruttando tutte le risorse disponibili, il 22,9% evidenzia come questa abbia deciso di investire in nuove tecnologie e il 21,9% di differenziare il proprio business. Scelte strategiche che richiedono processi decisionali rapidi e una capacità di adattamento tipica delle realtà imprenditoriali italiane.

Ma lo scoppio della pandemia ha anche fatto emergere la necessità di sviluppare e integrare nelle organizzazioni competenze che rispondano alle nuove esigenze dell’impresa e anche del contesto mutevole in cui si opera.

A detta dei manager coinvolti nello studio, adattabilità (50%), leadership (46,9%) e decisionmaking (41,7%) sono quelle skill che maggiormente servono nella propria azienda per affrontare la situazione attuale. Inoltre, è da sottolineare come le competenze digitali, che sicuramente sono cruciali anche per le figure manageriali, siano però ritenute dagli intervistati secondarie rispetto a quelle skill comunemente dette soft e che facilmente possono essere ricondotte a una figura imprenditoriale.

Caratteristiche, queste, che contraddistinguono l’operare dei grandi imprenditori e che sempre più vengono richieste anche ai manager. Non è quindi un caso che le famiglie imprenditoriali si trovino oggi di fronte alla grande sfida della managerializzazione, che coinvolge da una parte l’organizzazione, la sua cultura e i processi e dall’altra anche lo sviluppo manageriale che deve integrare il rigore di questo ruolo con la creatività, la visione e la gestione del rischio che invece appartengono all’imprenditore.

Se, da un lato, sempre più manager, si concentrano (e lo hanno fatto anche nei periodi di lockdown) sullo sviluppo delle proprie capacità comunicative (48,1%) e di leadership (31,5%), dall’altro lato è necessario che anche l’organizzazione si impegni per favorire il career development dei suoi manager o l’inserimento di nuovi in questa direzione. Come? Quasi due manager su tre (63,1%) ritengono che il coinvolgimento nelle decisioni di business e strategiche sia la base per incentivarli ad avere una mentalità più imprenditoriale. Seguono però anche la valutazione per obiettivi (21,2%) e una certa libertà di movimento (15,7%), cruciali per incentivare il manager e dargli fiducia nella sua crescita.

Credo davvero che “managerializzazione” possa essere la parola chiave, quasi un mantra nel processo di crescita delle aziende che, oggi più che mai, si muovono in uno scenario cosiddetto VUCA, cioè fortemente caratterizzato da volatilità, incertezza, complessità e ambiguità. Le aziende che fanno capo a famiglie imprenditoriali, di cui il nostro tessuto produttivo è ricco, riescono a rispondere meglio di altre alla necessità di modificarsi e reagire rapidamente ai cambiamenti proprio per questa vicinanza tra l’imprenditore e le parti più operative.

La flessibilità ha però bisogno di essere disciplinata e, in questo senso, la condivisione delle responsabilità con il management può portare un valore aggiunto importante in termini di professionalizzazione e di pensiero strategico, anche grazie all’esperienza del manager in diversi settori e spesso in multinazionali. Se questo processo richiede un’apertura dell’organizzazione e una revisione della cultura interna, dall’altra parte i manager con cui noi ci relazioniamo devono essere capaci di farsi “imprenditore”, divenendo professionisti ai quale sempre più è richiesto di portare all’interno dell’organizzazione una sintesi di rigore e creatività e di farsi carico della diffusione a tutti i livelli della cultura e dei valori aziendali.

Management aziendale tra competenze di “ieri” e di “domani”

Le skills che un business manager deve avere sono, tradizionalmente, le capacità comunicative e le doti di leadership. Queste competenze, da sempre importanti, sono altamente ricercate all’interno delle aziende, ancora oggi.

Nella gestione di un’azienda, del resto, le capacità comunicative svolgono un ruolo chiave. Il manager deve essere in grado di trasmettere idee, informazioni e intenzioni in modo efficace e professionale, in una varietà di contesti e formati, attraverso la comunicazione verbale e in forma scritta. Essere in grado di comunicare in modo chiaro con i membri del team, con i colleghi, i clienti e altri soggetti chiave all’interno dell’azienda, è essenziale praticamente per qualsiasi ruolo nel mondo degli affari. Le doti di leadership e di gestione aziendale (che includono a loro volta la pianificazione, l’organizzazione e il controllo delle risorse organizzative, ma anche la gestione del cambiamento) servono invece a ispirare il team, a motivarlo verso il raggiungimento degli obiettivi aziendali. E possono essere applicate non solo nella gestione dei dipendenti, ma anche nella gestione dell’impresa, quando il manager è chiamato a costruire la cultura aziendale o una visione strategica, quando si lancia un nuovo prodotto, o quando si rende necessaria la creazione di piani di coaching e crescita dei dipendenti.

Sempre più importanti, nel futuro prossimo, saranno anche l’adattabilità e la capacità di prendere decisioni.

L‘importanza del processo decisionale nella gestione non può essere sottovalutata: è un’abilità aziendale fondamentale che i manager devono padroneggiare. Ogni decisione mira a raggiungere un obiettivo specifico, anche quando è difficile. Se l’obiettivo è aumentare i profitti, un manager potrebbe decidere di tagliare i costi riducendo l’organico o cambiando i fornitori. Se l’obiettivo è migliorare la soddisfazione del cliente, un manager potrebbe decidere di aumentare la spesa per il Client Service o di investire nello sviluppo di nuovi prodotti. Se un dipendente non soddisfa le aspettative di performance, un manager potrebbe decidere di assegnargli un coach o di spostarlo su un progetto diverso.

Infine, sarà sempre più importante per i manager sapersi adattare agli individui, saper essere flessibili nel loro stile, adattandosi alle esigenze di ogni membro del team, alla sua esperienza, alle sue capacità e alla sua personalità. Un lavoratore audace e sicuro di sé ha bisogno di un approccio da parte del manager diverso da quello di un lavoratore introverso e ansioso, dato che chi conosce a fondo il lavoro ha esigenze differenti da chi è appena entrato in azienda. Un bravo manager deve dunque saper adattare il suo approccio alla persona che ha di fronte, così da far emergere al massimo il suo potenziale.

Credo davvero che “managerializzazione” possa essere la parola chiave, quasi un mantra nel processo di crescita delle aziende che, oggi più che mai, si muovono in uno scenario cosiddetto VUCA, cioè fortemente caratterizzato da volatilità, incertezza, complessità e ambiguità. Le aziende che fanno capo a famiglie imprenditoriali, di cui il nostro tessuto produttivo è ricco, riescono a rispondere meglio di altre alla necessità di modificarsi e reagire rapidamente ai cambiamenti proprio per questa vicinanza tra l’imprenditore e le parti più operative. La flessibilità ha però bisogno di essere disciplinata e, in questo senso, la condivisione delle responsabilità con il management può portare un valore aggiunto importante in termini di professionalizzazione e di pensiero strategico, anche grazie all’esperienza del manager in diversi settori e spesso in multinazionali. Se questo processo richiede un’apertura dell’organizzazione e una revisione della cultura interna, dall’altra parte i manager con cui noi ci relazioniamo devono essere capaci di farsi “imprenditore”, divenendo professionisti ai quale sempre più è richiesto di portare all’interno dell’organizzazione una sintesi di rigore e creatività e di farsi carico della diffusione a tutti i livelli della cultura e dei valori aziendali.

Carlo Caporale
Amministratore Delegato di Wyser Italia