Published 5 Aprile 2022 - in Management Advices Market Trends Professional Insights

Quote rosa: la partecipazione femminile in azienda migliora performance e risultati         

Le quote rosa in Italia hanno già superato il primo decennale dalla loro introduzione, ma a che punto è la situazione nel mondo del lavoro reale? I dati degli studi più recenti dimostrano che le donne non soltanto sono un valore aggiunto per la cultura aziendale, ma danno anche il boost alla produttività. Vediamo come.

Quote Rosa: cosa sono?

La Legge 120/2011, meglio nota come Legge Golfo-Mosca, ha introdotto un obbligo normativo nella composizione dei CdA aziendali e dei collegi sindacali delle società quotate in borsa e delle partecipate.

Tale obbligo è relativo alla riserva di posti per una rappresentanza equilibrata fra generi. Ecco perché si fa riferimento a questa normativa con la dicitura comune e diffusa di ‘Quote Rosa’.

Quote Rosa: come funzionano?

La Legge sulle Quote Rosa in azienda ha avuto una diffusione non uniforme. Il che si spiega con il fatto che le elezioni del Consiglio di Amministrazione aziendale sono su base triennale e la data varia a seconda della singola organizzazione.

All’entrata in vigore, la Legge Golfo-Mosca, aveva fissato la presenza di donne nei CdA e nei collegi sindacali per un minimo di 20% del totale, quota che è stata poi portata al 30% nel 2015. Con l’emendamento del 2019 alla Legge di Bilancio 2020, la quota di genere è stata innalzata al 40%.

Quote Rosa lavoro: dati incoraggianti

Ma quale è stato l’apporto delle Quote Rosa al mondo del lavoro italiano? Per approfondire citiamo uno studio, pubblicato su “Management Science”, firmato da Paola Profeta, professoressa di Scienze della Finanza all’Università Bocconi di Milano e direttrice dell’AXA Research Lab on Gender Equality.

Secondo il contributo della studiosa e delle co-autrici (Giulia Ferrari; Valeria Ferraro; Chiara Pronzato), le Quote Rosa hanno fatto centro sotto vari aspetti.
Ecco i due punti salienti relativi all’analisi della situazione aziendale post introduzione Legge 120/2011:

  • Livelli di istruzione più alti: la percentuale di consiglieri in possesso di una laurea è aumentata tra + 2,54 e + 4,05 punti percentuali.
  • Abbassamento dell’età media dei membri del CdA: la quota percentuale dei consiglieri di età inferiore ai 55 anni è aumentata, seppure non esponenzialmente.

Un altro aspetto interessante riguarda il cambiamento che le quote di genere hanno introdotto nel processo di selezione del CdA. Per esempio, all’aumento del numero di donne non corrisponde una pari crescita del numero di consiglieri appartenenti alla famiglia proprietaria (o del socio di maggioranza). Tuttavia, le donne, pur essendo di più rispetto agli anni precedenti, non ricoprono in genere più posizioni nell’organigramma aziendale.

Tutto ciò si traduce in un beneficio per l’intera organizzazione in termini di produttività e di performance aziendale, ma anche di trasparenza e di apertura al cambiamento.

L’Europa si tinge di rosa?

Le Quote Rosa sono un fenomeno non soltanto italiano, ovviamente. L’Europa, riunita sotto l’euro e guidata da politiche comunitarie tese a scambi commerciali e culturali, ha tre donne ai posti di comando.

Ci riferiamo a Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, a Christina Lagarde, presidente della Banca Centrale, e a Roberta Metsola, presidente del Parlamento Europeo.

La stessa Ursula von der Leyen ha recentemente dichiarato al Financial Times che è tempo di andare avanti. Uno dei passaggi sarà l’approvazione, entro il 2022, della  direttiva che prevede l’aumento del numero di donne nei consigli di amministrazione delle aziende europee. Si prevede una presenza minima del 40% nelle società quotate in borsa e del 33% nelle altre, eccetto le PMI: un’azione per potenziare le Quote Rosa già applicate in Italia e in altri singoli Paesi dell’Unione.

Il Glass Ceiling è ancora un ostacolo

Tuttavia, il cammino per la parità di genere è ancora pieno di ostacoli. Le barriere sociali e culturali, note come soffitto di cristallo, sono un evidente fattore di discriminazione.

Ce lo conferma EWOB (European Women on Boards), che nello studio Gender Diversity Index 2021 ha evidenziato quanto segue:

  • 3% (-1%) le donne CEO (Chief Executive Officer) in Italia, fanalino di coda insieme a Germania (3%) e Svizzera (2%) e molto lontana dai dati di Paesi come Repubblica Ceca (18%) e Norvegia (26%).
  • La percentuale femminile nei CdA (a livello comunitario) si aggira in media sul 35%, meno quindi di quel 40% indicato come obiettivo minimo europeo per le Quote Rosa nei CdA entro il 2025.
  • Soltanto il 7% delle aziende in Europa è guidata da vertici costituiti da donne.