Introduzione: AI workslop
Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale generativa è entrata a ritmo accelerato nei processi delle organizzazioni. Rappresenta una leva strategica per aumentare la produttività, ridurre i costi e accelerare l’innovazione. In molti casi, però, l’impatto reale sul lavoro quotidiano dei team è molto diverso dalle promesse.
Il divario tra l’impatto effettivo e quello atteso ha dato origine a un fenomeno emergente che sta ridefinendo il rapporto tra AI e produttività: l’AI workslop. Si tratta di contenuti generati dall’intelligenza artificiale che sembrano lavoro di qualità, ma che non creano valore operativo reale e generano inefficienze nei flussi di lavoro, richiedendo poi ulteriori interventi, correzioni e verifiche da parte dei team.
Per il middle ed executive management, governare l’adozione dell’AI in azienda significa anche saper riconoscere e gestire questo rischio.
INDICE DEI CONTENUTI
Che cos’è l’AI workslop
Il termine workslop descrive l’insieme di output generati dall’intelligenza artificiale che appaiono curati e professionali, ma risultano poveri di contenuto, inaccurati o scollegati dal contesto. Nella pratica si manifesta in report e presentazioni privi di insight utili, analisi numeriche costruite su dati sbagliati o assunti non verificati o procedure che sembrano plausibili, ma generano errori nascosti.
Le ricerche sul tema mostrano che il fenomeno è tutt’altro che marginale[1]:
- circa il 40% dei lavoratori dichiara di aver ricevuto workslop almeno una volta nell’ultimo mese
- in media, oltre il 15% dei contenuti che circolano nei team rientra in questa categoria
- per ogni episodio di workslop, chi lo riceve impiega quasi due ore per verificare, correggere o rifare il lavoro
Per una grande organizzazione, questa inefficienza si traduce in una tassa invisibile importante: stime recenti parlano di circa 186 dollari al mese per dipendente, oltre 9 milioni di dollari l’anno in una realtà con 10.000 persone[1]. Numeri che dovrebbero entrare nelle valutazioni di ROI dei progetti AI.
Il tema riguarda da vicino il management: l’AI workslop influenza la percezione di competenza e autorevolezza di chi lo produce, rischiando di minare la fiducia nei processi decisionali e nella qualità delle informazioni su cui si basano le scelte strategiche. Non è quindi un problema tecnico o di singoli strumenti, ma un tema di governance organizzativa dell’AI.
Dall’hype alla tassa invisibile: come nasce l’AI workslop
L’AI workslop è il risultato di una combinazione di fattori tipici della fase attuale di adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese.
L’adozione pervasiva senza istruzioni chiare
La quota di aziende che ha adottato l’AI in almeno una funzione è passata dal 20% del 2017 al 78% del 2025[2]. Queste implementazioni, tuttavia, spesso non definiscono per quali attività l’AI è realmente utile, non chiariscono quale qualità minima è attesa e non prevedono meccanismi di revisione e responsabilità.
In assenza di indicazioni operative puntuali, l’adozione dell’AI tende a diventare prevalentemente formale. I collaboratori dimostrano adesione alla strategia dichiarata, ma non sempre dispongono del tempo, delle competenze o degli incentivi necessari per validare in modo rigoroso i risultati prodotti.
Sovraccarico di lavoro e pressione sulla produttività
Contestualmente, molti team operano in condizioni di sovraccarico strutturale. A partire dal 2020 si osserva un deterioramento misurabile del livello di focus, della capacità di pianificazione, dell’energia disponibile e di altre dimensioni cruciali per una performance sostenibile nel tempo[3].
L’AI viene quindi spesso percepita come una scorciatoia necessaria per far fronte a carichi crescenti, affidando all’AI intere parti di analisi e redazione di documenti.
Gap tra capacità di generare contenuti e capacità di valutarli
Un terzo fattore è lo squilibrio fra la facilità con cui oggi è possibile produrre contenuti con l’AI e la diffusione molto più limitata di competenze per valutarne qualità, affidabilità e coerenza con il contesto.
Infatti, circa il 66% dei dipendenti che usano l’AI al lavoro ammette di fare affidamento sull’output senza valutarlo in modo sistematico[4]. In molti casi, l’output dell’AI viene utilizzato come sostituto del giudizio umano o della collaborazione con colleghi, con il rischio di una progressiva dipendenza dagli strumenti e di un indebolimento delle competenze critiche e collaborative nel tempo.
Dal rischio all’opportunità: come ridurre l’AI workslop
Limitare il workslop non significa frenare l’adozione dell’AI, ma elevare il modo in cui l’AI viene usata. Questo richiede un insieme coordinato di azioni su tre livelli: cultura, processi, competenze.
Definire una strategia di utilizzo dell’AI per scopo e per ruolo
Il primo passo è spostarsi da mandati generici a linee guida strutturate, che chiariscano:
- per quali tipologie di attività l’AI è raccomandata (es. generazione di bozze, esplorazione di scenari, sintesi di materiali voluminosi)
- per quali compiti deve restare solo di supporto (decisioni strategiche, valutazioni di performance, contenuti regolamentati, output client-facing in settori sensibili)
- quali responsabilità ricadono su ruoli specifici (es. chi valida i contenuti AI prima che diventino deliverable ufficiali)
Una regola efficace per il management è: più è alto l’impatto di un output su clienti, persone o risultati economici, più chiara deve essere la catena di responsabilità umana sulla sua qualità.
Introdurre standard minimi di qualità per output AI
Per ridurre il workslop è utile definire alcuni principi minimi da applicare a ogni contenuto generato con l’AI. Ad esempio, la chiarezza di scopo, la trasparenza delle fonti e dei dati utilizzati e l’evidenza delle ipotesi fatte dal modello o dall’utente.
Questi criteri possono essere tradotti in brevi checklist da integrare nei template di report, presentazioni o note interne. L’obiettivo non è burocratizzare, ma creare un set condiviso di domande critiche che chi usa l’AI deve porsi prima di consegnare il lavoro.
Trattare l’output dell’AI come bozza, non come prodotto finito
Una linea guida semplice ma potente è considerare l’AI utile per velocizzare i processi, ma mai sufficiente per consegnare senza supervisione.
Questo implica che chi utilizza l’AI debba sempre reinterpretare l’output alla luce del contesto specifico dell’organizzazione e adattare linguaggio e tono a stakeholder e cultura aziendale. Per i manager, significa anche valutare la qualità del lavoro non in base alla sola forma del deliverable, ma alla robustezza del ragionamento che lo sostiene.
Introdurre trasparenza sull’uso dell’AI nelle attività critiche
In presenza di decisioni ad alto impatto – come un piano industriale, una revisione organizzativa, una valutazione di performance – la trasparenza sull’uso dell’AI diventa un elemento di etica manageriale.
Una buona prassi può essere quella di indicare, nei documenti chiave, se l’AI ha contribuito alla stesura e in quale fase e in ogni caso specificare chi ha effettuato la revisione esperta. Questo riduce il rischio di percezioni negative e rafforza l’accountability umana nei processi decisionali.
Formazione mirata: dal “saper usare l’AI” al “saperla governare”
Le aziende tendono a concentrare la formazione sui profili già più competenti, lasciando scoperte le altre fasce. Il risultato è un effetto a forbice: chi è formato utilizza l’AI in contesti complessi generando valore concreto; chi non lo è rischia un uso improprio o inefficace degli strumenti.
Occorre dunque formare l’intera organizzazione tutti su tre tipi di competenza:
- AI literacy di base per tutti per comprendere limiti, bias, rischi di hallucination e implicazioni etiche
- Capacità critiche per saper valutare coerenza, accuratezza e completezza degli output generati, soprattutto in ambito dati e contenuti regolamentati
- Competenze di regia per manager e leader per integrare l’AI nella progettazione dei flussi di lavoro, bilanciando efficienza e qualità
Fare dell’AI un motore di leadership
L’AI workslop rappresenta uno dei volti meno discussi della trasformazione in atto. Non è un incidente marginale, ma un fenomeno strutturale che mette a fuoco dei nodi centrali: il divario tra le promesse di produttività e la realtà dei flussi di lavoro, così come la fragilità della fiducia quando contenuti critici vengono delegati a sistemi di intelligenza artificale. Infine, il rischio che un’adozione non governata aggravi il carico cognitivo invece di alleggerirlo.
Affrontare questi nodi non richiede di rallentare l’adozione dell’AI, ma di governarla con maggiore consapevolezza. Le organizzazioni che sapranno farlo non si limiteranno a evitare inefficienze: costruiranno un vantaggio competitivo fondato sulla qualità delle decisioni, sulla fiducia interna e sulla capacità di estrarre valore reale dagli strumenti a loro disposizione.
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Fonti
- https://hbr.org/2025/09/ai-generated-workslop-is-destroying-productivity
- https://www.mckinsey.com/capabilities/quantumblack/our-insights/the-state-of-ai
- https://hbr.org/2026/01/why-people-create-ai-workslop-and-how-to-stop-it
- https://mbs.edu/-/media/PDF/Research/Trust_in_AI_Report.pdf?rev=0ee82285b2b0439bba524dbddc58214a