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Published 3 Dicembre 2025 - in Knowledge Center

Energy Manager: ruolo strategico nella transizione energetica aziendale | Wyser

Energy Manager: competenze chiave per la sostenibilità e l’efficienza

Nell’attuale scenario, dominato da un’elevata volatilità dei costi dell’energia, da un quadro normativo in continua evoluzione e dall’urgenza imposta dalla transizione sostenibile, la gestione dell’energia assume per le aziende un valore strategico senza precedenti.

Le imprese, infatti, si trovano a operare in un contesto in cui sostenibilità, efficienza e responsabilità ambientale non rappresentano più semplici obiettivi virtuosi, ma target primari per garantire continuità operativa, reputazione e competitività sui mercati.

La crescente attenzione agli impatti ambientali, unita alla necessità di ottimizzare consumi e processi, rende quindi imprescindibile un approccio strutturato e proattivo alla governance energetica. In questo scenario sempre più complesso, l’Energy Manager si è affermato come il professionista capace di interpretare le dinamiche energetiche, anticipare rischi e opportunità e guidare le organizzazioni verso scelte consapevoli e sostenibili. Grazie alla sua visione integrata di diversi aspetti, da quelli normativi a quelli economici, questa figura rappresenta un punto di riferimento all’interno di un’impresa, orientando la trasformazione energetica aziendale.

INDICE DEI CONTENUTI

Cosa fa un Energy Manager?

Responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia, l’Energy Manager è specializzato nella gestione efficiente dei consumi aziendali. I suoi principali obiettivi sono:

  • ottimizzare l’uso delle risorse energetiche,
  • ridurre i consumi,
  • minimizzare l’impatto ambientale,
  • scegliere tecnologie all’avanguardia in grado di tenere insieme innovazione e efficienza,
  • contribuire a contenere i costi operativi.

 In Italia la figura dell’Energy Manager è entrata di diritto e di fatto nelle strutture aziendali con l’approvazione della legge 10/1991 che ha istituito il Responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia (chiamato anche Energy Manager). Si tratta di una figura obbligatoria, pena il mancato accesso allo schema di incentivazione per l’efficienza energetica (cd certificati bianchi), per le aziende del settore industriale caratterizzate da consumi superiori ai 10.000 tep/anno e per le realtà del settore civile, terziario e trasporti che presentino una soglia di consumo superiore a 1.000 tep/anno.

Dal punto di vista contrattuale i manager dell’energia possono essere inseriti nell’organico aziendale sia come dipendenti che come consulenti esterni. Il differente inquadramento viene spesso determinato anche dalle dimensioni aziendali: le realtà più grandi tendenzialmente prediligono l’assunzione di persone interne, solitamente con la qualifica di dirigenti, mentre quelle più piccole si affidano a figure esterne vista la maggior difficoltà a trovare le competenze richieste nella propria forza lavoro.

Leggi e norme relative all’Energy Manager

La codificazione normativa italiana del 1991 è una tappa di un percorso iniziato anni prima, a partire dalla crisi petrolifera del 1973. La diffusa presa di coscienza della questione ambientale indotta dall’aumento vertiginoso dei prezzi del petrolio pose le basi per l’inserimento negli organici aziendali dell’Energy Manager, sancito con la legge 10/1991. Si trattava solo di un primo, importante, passo con la definizione del Responsabile per la conservazione, con compiti e mansioni ben specificate all’interno degli organici aziendali, in vista di un uso razionale dell’energia.

Da quel primo atto legislativo il quadro normativo si è ulteriormente evoluto, conoscendo una serie di integrazioni e di modifiche nel corso degli anni. In particolare, si possono ricordare la circolare ministeriale del 2014, il decreto legislativo del 2008 e i decreti ministeriali del 2015 e del 2017: varie norme che hanno chiarito le modalità di nomina per i soggetti obbligati e non, a seconda del conteggio dei consumi, e codificato i compiti del manager energetico.

Accanto a questo corpo normativo si è andato delineando un crescente sistema di responsabilità finalizzato a conferire maggiore organicità alle attività di gestione dell’energia. In tale contesto, l’Energy Manager ha assunto un ruolo sempre più centrale non solo nella rendicontazione energetica, ma anche nella pianificazione degli interventi di efficientamento, nell’analisi dei fabbisogni e nella predisposizione della documentazione necessaria per accedere agli incentivi nazionali.

Ulteriori passi sono stati compiuti con l’introduzione di strumenti di governance energetica maggiormente strutturati, come i sistemi di gestione conformi alla norma ISO 50001 [1], che la normativa italiana ha progressivamente riconosciuto e valorizzato. L’Energy Manager è stato chiamato ad assumere compiti più articolati nella raccolta dei dati, nella verifica delle prestazioni energetiche e nella definizione di strategie di lungo periodo in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione europei. Nel complesso, l’evoluzione della disciplina ha contribuito a delineare una figura professionale sempre più qualificata e strategica, ponendola al centro del processo di transizione energetica delle organizzazioni pubbliche e private.

Competenze, certificazioni e prospettive di carriera dell’Energy Manager

Comprendere quali competenze siano oggi determinanti e come si evolva la figura dell’Energy Manager è fondamentale per costruire percorsi di carriera allineati alle sfide della transizione energetica.

Tra le hard skill:

  • la visione tecnica del sistema energetico (generazione, distribuzione, conservazione, rinnovabili), permette di valutare correttamente le tecnologie disponibili, stimare impatti economici e ambientali e prendere decisioni consapevoli sulla strategia energetica aziendale;
  • la conoscenza avanzata di BMS e sistemi HVAC è essenziale per individuare rapidamente le principali leve di efficientamento negli edifici e negli impianti, sfruttando la digitalizzazione per ridurre consumi e migliorare le performance operative;
  • Data analytics e modellazione energetica sono fondamentali per interpretare dati complessi, sviluppare insight affidabili e trasformarli in azioni che ottimizzano costi, consumi e investimenti;
  • le competenze finanziarie e valutazione degli investimenti (ROI, TCO) consentono di costruire business case solidi, dimostrare il valore economico delle iniziative e garantire la sostenibilità finanziaria delle scelte energetiche;
  • project & portfolio management consentono di pianificare, monitorare e governare progetti energetici complessi, assicurando allineamento strategico, rispetto di budget e tempistiche e ritorni misurabili;
  • la conoscenza delle normative energetiche e degli standard di sostenibilità garantisce compliance multilivello (locale, nazionale, internazionale), tutela l’azienda da rischi legali e consente di cogliere opportunità regolatorie e incentivi;
  • infine, la padronanza di metodologie di valutazione ambientale (Life Cycle Assessment, audit energetici) aiuta a misurare l’impatto dell’intero ciclo di vita di prodotti/processi e incorporare la sostenibilità nelle decisioni strategiche.

Mentre, tra le soft skill più richieste:

  • un’ottima visione strategica permette di collegare la strategia energetica agli obiettivi di business, traducendo scenari complessi in piani operativi chiari e misurabili;
  • uno stile di leadership moderno e volto alla gestione del cambiamento è determinante per guidare team multifunzionali, promuovere una cultura energetica evoluta e accelerare la trasformazione verso modelli più sostenibili;
  • la chiarezza comunicativa è critica per spiegare con chiarezza temi tecnici a interlocutori non specialisti, costruire consenso e ottenere sponsorship su investimenti strategici;
  • l’orientamento all’innovazione abilita l’esplorazione di nuove tecnologie e modelli operativi, mantenendo l’azienda competitiva in un mercato energetico in rapida evoluzione.

In Italia è presente anche un’organizzazione di settore, la FIRE (Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia), che ha attivato un Sistema Europeo per la Certificazione in Energy Management (SECEM [2]) con l’obiettivo di garantire una preparazione di alto livello e conforme agli standard nazionali ed internazionali.

Il ruolo è in espansione grazie a nuove opportunità come comunità energetiche, audit obbligatori, PNRR e progetti di efficienza. Per questo, formarsi oggi come manager dell’energia significa posizionarsi in un mercato dinamico, con possibilità concrete di inserimento e crescita professionale.

Il futuro dell’Energy Manager

Grazie all’Intelligenza Artificiale e al Machine Learning, la gestione dell’energia sarà sempre più predittiva e adattiva. Tali tecnologie possono infatti analizzare grandi quantità di dati raccolti da varie fonti, come sensori e dispositivi intelligenti per identificare modelli di consumo, anomalie e opportunità di ottimizzazione. Ciò consente la creazione di modelli predittivi in ​​grado di anticipare le richieste di energia e di fornire raccomandazioni in tempo reale per azioni di risparmio energetico.

I dati evidenziano infatti che:

  • l’82% delle aziende europee consultate fa leva su sistemi di Intelligenza Artificiale per prevedere i consumi energetici;
  • il 78% utilizza l’AI per ottimizzare approvvigionamenti e costi;
  • il 70% impiega modelli avanzati per il monitoraggio real-time delle emissioni [3].

Per le aziende che vogliono affrontare con successo la transizione energetica, integrare soluzioni di Intelligenza Artificiale nella gestione dell’energia rappresenta già un passo fondamentale per rendere l’energia da costo operativo a leva strategica per la competitività e la sostenibilità organizzativa.

Un ruolo importante lo riveste anche la tecnologia blockchain che migliora la trasparenza, la sicurezza e l’efficienza nella gestione delle risorse, facilitando il commercio di energia con individui e aziende capaci di acquistare e vendere l’energia in eccesso gli uni alle altre.

Si va verso un futuro, insomma, in cui le piattaforme di Energy Management System faranno uso di algoritmi di Intelligenza Artificiale e Machine Learning per prevedere la domanda d’energia in modo più accurato, consentendo alle aziende di ottimizzare le loro operazioni, limitare al minimo gli sprechi energetici e diminuire i costi anticipando picchi e cali di domanda. Inoltre, daranno soluzioni sempre più personalizzate: le aziende potranno così ottenere consigli su come aggiornare il sistema illuminotecnico, sulla sostituzione delle apparecchiature e sugli adeguamenti del flusso di lavoro per ridurre il consumo d’energia mantenendo la produttività.

In questo scenario, all’Energy Manager servono quindi nuove competenze digitali e tecnologiche, complementari a quelle tecniche e manageriali tradizionali. Tra queste, assumono particolare rilevanza:

  • Data science applicata all’energia, per saper leggere e interpretare grandi moli di dati provenienti da sensori, sistemi IoT e piattaforme intelligenti;
  • competenze di Intelligenza Artificiale e Machine Learning, utili a comprendere, validare e utilizzare modelli predittivi per anticipare consumi, anomalie, picchi di domanda e opportunità di ottimizzazione;
  • conoscenze di cybersecurity e blockchain applicata all’energia, indispensabili per operare in ecosistemi digitalizzati, proteggere asset critici, garantire trasparenza nelle transazioni energetiche e supportare modelli come le comunità energetiche;
  • competenze di change management digitale, necessarie per accompagnare l’adozione di soluzioni AI-based e guidare la trasformazione dei processi operativi e decisionali.

Conclusioni

L’Energy Manager si conferma oggi come una figura strategica e multidisciplinare, essenziale per guidare le aziende verso un uso efficiente e sostenibile dell’energia. La sua capacità di integrare competenze tecniche, manageriali e digitali, unita alla conoscenza delle normative e degli strumenti innovativi come Intelligenza Artificiale, Machine Learning e blockchain, permette di anticipare rischi, ottimizzare consumi e costi e supportare la transizione energetica. Questa figura sarà un catalizzatore di trasformazione, capace di allineare gli obiettivi aziendali alle esigenze del pianeta, creando valore economico e sociale.

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