Introduzione: AI literacy
L’intelligenza artificiale è entrata stabilmente nelle strategie aziendali. Oggi, però, la sua adozione pone una sfida altrettanto rilevante: dotare l’organizzazione delle competenze necessarie per comprenderla, valutarla e governarla in modo efficace.
Negli ultimi anni molte imprese hanno introdotto strumenti di AI generativa, sistemi di automazione decisionale e piattaforme di analisi avanzata dei dati. Questa diffusione, tuttavia, non sempre si accompagna a una piena consapevolezza dei limiti della tecnologia, delle implicazioni etiche e delle responsabilità decisionali connesse al suo utilizzo.
È in questo scenario che l’AI literacy assume un ruolo sempre più strategico e si afferma come una delle competenze di leadership più rilevanti. Il numero di executive che la indicano nei propri profili professionali è triplicato negli ultimi due anni e l’88% dei leader aziendali dichiara che accelerare l’adozione dell’intelligenza artificiale rappresenta una priorità strategica per la propria organizzazione[1].
Non si tratta di acquisire nuove competenze tecniche, ma di sviluppare la capacità dell’organizzazione di comprendere, valutare e governare l’intelligenza artificiale.
INDICE DEI CONTENUTI
Cos’è l’AI literacy
L’AI literacy è la capacità di comprendere il funzionamento dell’intelligenza artificiale, i suoi limiti operativi e le implicazioni etiche e organizzative del suo utilizzo, applicando queste conoscenze in modo consapevole all’interno dei processi decisionali aziendali. Essere alfabetizzati in questo campo significa sviluppare una comprensione critica delle tecnologie basate sull’AI, della qualità dei dati che le alimentano e delle conseguenze delle decisioni automatizzate [2].
Un elemento chiave riguarda la distinzione tra conoscenza della tecnologia e capacità di utilizzarla strategicamente. Comprendere il funzionamento di un modello di linguaggio avanzato, ad esempio, non implica automaticamente la capacità di integrarlo in modo efficace in un processo decisionale o operativo[1]. La vera literacy richiede dunque un’integrazione tra competenze tecniche e visione strategica, includendo la capacità di gestire i dati su cui questi sistemi si poggiano (data literacy) e di supervisionare il ruolo umano nella progettazione e gestione dei modelli.
AI literacy e AI Act: cosa prevede la normativa europea
La rilevanza strategica di queste competenze è stata riconosciuta anche dal legislatore europeo. Con l’entrata in vigore del Regolamento (EU) 2024/1689, noto come AI Act, l’AI literacy diventa infatti un requisito normativo per le organizzazioni che sviluppano o utilizzano sistemi di intelligenza artificiale [2].
L’Articolo 4 della normativa stabilisce che fornitori e utilizzatori di sistemi di AI devono adottare misure adeguate a garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale tra le persone che utilizzano tali sistemi. Le misure richieste non si limitano alla formazione tecnica, ma devono considerare diversi fattori:
- il livello di competenze e di esperienza delle persone coinvolte;
- il contesto operativo in cui l’AI viene utilizzata;
- l’impatto potenziale dei sistemi di intelligenza artificiale su persone e processi decisionali.
La normativa europea introduce quindi un principio di responsabilità organizzativa: le imprese devono garantire che chi utilizza sistemi di AI sia in grado di comprenderne opportunità, limiti e possibili effetti collaterali, prendendo decisioni informate[3].
L’importanza dell’AI literacy in azienda
Nonostante la crescente consapevolezza del tema, molte organizzazioni si trovano ancora in una fase iniziale di maturazione: quasi la metà dei dirigenti riconosce che i propri team non dispongono delle competenze necessarie per implementare e scalare progetti basati sull’intelligenza artificiale[4].
La sfida non riguarda esclusivamente la tecnologia. Il vero nodo è la capacità delle organizzazioni di tradurre il potenziale dell’AI in valore operativo, evitando due rischi speculari.
Il primo rischio è l’adozione superficiale della tecnologia, guidata più dall’urgenza competitiva che da una reale comprensione dei casi d’uso. In questi contesti, il ricorso indiscriminato agli strumenti generativi può favorire la produzione di grandi volumi di output di scarso valore strategico, un fenomeno sempre più descritto come AI workslop. Il secondo riguarda invece la resistenza organizzativa, spesso generata dalla mancanza di conoscenza o dalla percezione di una tecnologia poco controllabile.
L’AI literacy agisce proprio su questo terreno intermedio, consentendo alle organizzazioni di sviluppare un approccio critico e pragmatico all’intelligenza artificiale.
Come le organizzazioni stanno sviluppando AI literacy
Le politiche europee promuovono programmi di formazione, upskilling e reskilling lungo l’intero ciclo di vita professionale, con l’obiettivo di garantire che imprese e organizzazioni possano utilizzare l’AI in modo responsabile e consapevole [6].
In parallelo, la Commissione Europea ha creato un repository di buone pratiche dedicato ai programmi di AI literacy, che raccoglie iniziative di formazione e sensibilizzazione sviluppate in diversi contesti organizzativi [7].
All’interno delle imprese più strutturate, la diffusione dell’AI literacy è spesso guidata da nuove figure di governance tecnologica, come il Chief AI Officer, incaricate di coordinare la strategia legata all’intelligenza artificiale e di promuovere una cultura aziendale basata sull’utilizzo consapevole dei dati e degli algoritmi.
Cosa deve includere un programma di AI literacy
Per essere davvero efficace, un programma di AI literacy non può esaurirsi in una formazione introduttiva sull’intelligenza artificiale. Deve invece tradursi in un percorso più strutturato, capace di accompagnare l’organizzazione nella comprensione e nella gestione concreta di queste tecnologie.
Secondo l’impostazione richiamata dalla Commissione europea, i punti chiave sono chiari. Serve innanzitutto una comprensione di base di cosa sia l’AI e di come venga utilizzata in azienda. È poi necessario che l’organizzazione abbia piena consapevolezza del proprio ruolo, distinguendo tra chi sviluppa sistemi di AI e chi, invece, adotta soluzioni fornite da terzi. A questo si aggiunge la capacità di valutare i rischi legati agli strumenti utilizzati e di definire iniziative formative coerenti con il livello di esperienza delle persone, con il contesto applicativo e con l’impatto che questi sistemi possono avere su processi, decisioni e destinatari.
L’AI literacy come competenza di leadership
La crescente centralità dell’AI literacy sta ridefinendo anche il profilo delle competenze richieste al management.
I dati indicano che i leader aziendali hanno una probabilità circa 1.2 volte superiore rispetto ad altri professionisti di sviluppare competenze legate all’intelligenza artificiale, segno che la capacità di comprendere e governare queste tecnologie è ormai parte integrante delle responsabilità manageriali [5]. Inoltre, otto leader su dieci dichiarano di preferire inserire in azienda profili professionali con competenze di AI literacy rispetto a figure con maggiore esperienza ma minore familiarità con queste tecnologie[5]. Per un executive, sviluppare AI literacy significa rafforzare tre dimensioni strategiche della leadership.
La prima riguarda la capacità di individuare le opportunità di creazione di valore. L’intelligenza artificiale può migliorare processi decisionali, analisi predittive e automazione operativa, ma solo se inserita all’interno di una visione strategica chiara.
La seconda riguarda la gestione del rischio tecnologico. L’utilizzo di sistemi di AI introduce nuove sfide legate alla trasparenza degli algoritmi, alla qualità dei dati e alla responsabilità delle decisioni automatizzate.
La terza dimensione riguarda la gestione del cambiamento organizzativo. L’introduzione dell’intelligenza artificiale modifica processi decisionali, modelli di lavoro e relazioni tra persone e tecnologia. Guidare questa trasformazione richiede una leadership capace di integrare innovazione tecnologica e cultura organizzativa.
Verso una governance consapevole dell’intelligenza artificiale
L’AI literacy rappresenta oggi un punto di snodo tra sperimentazione tecnologica e reale trasformazione organizzativa. Sviluppare e integrare competenze di AI literacy significa rafforzare la capacità di guidare l’adozione dell’intelligenza artificiale in modo consapevole, scalabile e coerente con gli obiettivi aziendali. Senza una leadership in grado di comprenderne logiche, limiti e implicazioni, l’intelligenza artificiale rischia di rimanere confinata a iniziative isolate o di generare valore limitato, se non addirittura criticità operative e decisionali.
Per questo motivo, la sua diffusione non può essere delegata esclusivamente a funzioni tecniche o a programmi formativi episodici, ma deve diventare una competenza diffusa e guidata a livello manageriale. Sono i leader, infatti, a dover determinare come e dove l’AI viene applicata, quali priorità strategiche sostiene e quali rischi vengono presidiati.
Unlock your next move
and keep growing
Fonti
[1] https://hbr.org/2025/07/why-understanding-ai-doesnt-necessarily-lead-people-to-embrace-it
[2] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202401689
[3] https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/faqs/ai-literacy-questions-answers
[4] https://www.ibm.com/thought-leadership/institute-business-value/en-us/c-suite-study/ceo
[5] https://news.linkedin.com/2025/ai-adoption-starts-at-the-top–3x-more-c-suites-on-linkedin-are-
[6] https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/policies/ai-talent-skills-and-literacy
[7] https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/repository-ai-literacy-practices