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Published 3 Luglio 2025 - in Knowledge Center

Compliance Manager: ruolo e competenze chiave | Wyser

Chi è il Compliance Manager e perché è centrale per l’azienda moderna

Oggi il contesto normativo in cui operano le aziende è più che mai sfidante: un ecosistema complesso e dinamico, fatto di leggi, regolamenti e obblighi – nazionali e sovranazionali – che influenzano in profondità aspetti strategici come la protezione dei dati, la sostenibilità o la prevenzione del riciclaggio.

In questo scenario, il Compliance Manager è una figura chiave e sempre più necessaria: conosce in profondità il sistema, ne anticipa i cambiamenti, costruisce percorsi sicuri.
La sua presenza è diventata strategica, è il garante della conformità e, al tempo stesso, un partner del business, chiamato a proteggere l’azienda da rischi legali e reputazionali e a favorire una crescita solida e sostenibile.

INDICE DEI CONTENUTI

Chi è il Compliance Manager e perché è una figura chiave per l’azienda?

Il Compliance Manager è il professionista responsabile di garantire che l’organizzazione operi in conformità con le leggi, i regolamenti di settore e le policy aziendali. Il suo compito principale è prevenire, individuare e gestire le situazioni di non conformità, contribuendo così alla protezione della reputazione aziendale e alla mitigazione dei rischi legali e finanziari.

Storicamente interpretata come una funzione di mero controllo, nel tempo questa figura si è evoluta e ha assunto una dimensione strategica. Oggi, infatti, la compliance è integrata nei processi aziendali e il Compliance Manager collabora con la direzione aziendale per guidare le decisioni di business in modo etico, sostenibile e conforme alle normative vigenti.

Lavora in sinergia con l’Addetto Compliance (o Compliance Officer), che è il suo braccio operativo. La differenza sostanziale tra i due ruoli è nel livello a cui agiscono e nelle responsabilità di cui devono farsi carico. Mentre l’Addetto Compliance attua le policy sul campo, il Compliance Manager definisce la strategia, coordina le attività, promuove la cultura della compliance e funge da punto di riferimento per il suo team e per l’intera organizzazione.

L’evoluzione del ruolo del Compliance Manager per rispondere alle sfide attuali

Negli ultimi anni, la funzione di compliance ha intrapreso un percorso di profonda trasformazione, spinta dalla crescente complessità normativa, dall’emergere di nuovi rischi (in particolare in ambito ESG, digitale e reputazionale) e dalla necessità di affiancare il business in modo più dinamico e integrato. In questa prospettiva, la funzione evolve da presidio reattivo a leva strategica, capace di prevenire criticità, facilitare l’innovazione e contribuire alla resilienza aziendale. Uno studio di Pwc[1] individua sette tratti distintivi che delineano questa trasformazione.

  1. Il Compliance Manager sta diventando un gestore di portafoglio di importanza strategica: le sue responsabilità si ampliano e si differenziano, riflettendo la crescente rilevanza della funzione nel supportare le decisioni aziendali.
  2. La compliance aziendale si assume la responsabilità della gestione ESG: a fronte della crescente esposizione ai rischi non finanziari, la funzione compliance è sempre più coinvolta nella definizione e nel presidio delle strategie ambientali, sociali e di governance.
  3. La conformità aziendale è coinvolta nella tutela della gestione dei prodotti: la compliance contribuisce a garantire che i prodotti rispondano ai requisiti normativi e di mercato, tutelando la reputazione e la sostenibilità dell’offerta.
  4. La compliance evolve da funzione reattiva a funzione proattiva e critica per l’impresa: in un contesto di rischio in continuo mutamento, la cultura dell’integrità e la capacità di anticipare i problemi diventano asset competitivi.
  5. Trasformazione della forza lavoro, da specialisti focalizzati a team agili e multidisciplinari: i nuovi ambiti della compliance richiedono competenze ibride e una maggiore collaborazione con altre funzioni aziendali.
  6. La digitalizzazione è sia un fattore di rischio sia uno strumento di compliance: le tecnologie digitali abilitano una gestione più efficace e user-friendly dei processi di conformità, ma impongono anche nuovi standard di sicurezza e controllo. Sempre un’indagine Pwc ha rivelato che sarà proprio la sfida della trasformazione digitale a richiedere il coinvolgimento della Compliance. Il 71% dei rispondenti ha infatti evidenziato la necessità di competenze specifiche in ambito compliance, soprattutto per affrontare le normative su sicurezza informatica e protezione dei dati[2].
  7. Integrazione dei sistemi di gestione: l’aumento delle aree presidiate rende cruciale l’allineamento tra compliance e altri sistemi di gestione aziendale, in un’ottica di efficienza e coerenza.

Le responsabilità e le attività quotidiane di un Compliance Manager

Il ruolo del Compliance Manager si declina in molteplici attività, spesso trasversali e interconnesse e che possono anche variare a seconda del settore in cui l’azienda opera. In generale, il Compliance Manager si occupa di:

  • analisi e monitoraggio normativo, fondamentale per restare costantemente aggiornati su leggi e regolamenti, nazionali e internazionali, rilevanti per il settore di attività;
  • risk assessment, che prevede l’identificazione, la valutazione e la mappatura dei rischi di non conformità a cui l’azienda è esposta, con relativa definizione delle priorità di intervento;
  • sviluppo di politiche e processi, attraverso la redazione, implementazione e aggiornamento di documenti come codici etici, policy antiriciclaggio e regolamenti interni;
  • progettazione ed erogazione di programmi formativi per sensibilizzare i collaboratori sulle regole da seguire e sulle responsabilità individuali e, in senso più ampio, per creare una cultura diffusa della compliance in azienda;
  • audit interno, con controlli periodici tesi a verificare l’effettiva applicazione delle policy;
  • se rilevate violazioni o non conformità, gestione delle violazioni con la predisposizione e il coordinamento di indagini interne e la definizione di eventuali azioni correttive;
  • redazione di report sull’andamento della compliance destinati al top management e agli organi di governo societario.

Competenze e requisiti fondamentali per avere successo

L’elemento realmente distintivo e che rende competitivo un profilo è il conseguimento di una o più certificazioni. Tra le più riconosciute: il CCEP (Certified Compliance & Ethics Professional), il CAMS (Certified Anti-Money Laundering Specialist) in tema di riciclaggio, il CFE (Certified Fraud Examiner) in ambito antifrode.

In termini di competenze, al Compliance Manager è richiesto un mix ben bilanciato di skill tecniche e trasversali[3].

Per quanto riguarda le competenze tecniche o hard skill, il Compliance Manager deve avere:

  • una conoscenza approfondita delle normative di settore, nazionali ed europee, come il GDPR, la direttiva MiFID o il D.Lgs. 231/01 sulla responsabilità degli enti
  • capacità analitiche per il risk assessment e familiarità con i processi di audit e controllo interni
  • dimestichezza con i sistemi GRC (Governance Risk & Compliance) e gli standard internazionali, con un valore aggiunto derivante dalla certificazione ISO 37301 per la gestione della compliance

Accanto a queste, per il Compliance Manager sono essenziali soft skill come:

  • integrità, senso etico e un forte spirito critico, alla base della sua autorevolezza e capacità di promuovere una cultura aziendale basata sulla compliance
  • eccellenti doti relazionali e capacità di comunicare con chiarezza e assertività con diversi interlocutori, dai vertici aziendali fino ai dipendenti, ma anche con enti regolatori e ispettori esterni
  • capacità di risolvere problemi complessi, gestione delle ambiguità e attenzione ai dettagli, qualità che gli permettono di assicurare che l’azienda resti conforme senza ostacolare l’innovazione e lo sviluppo del business

Le principali aree di specializzazione della compliance

La compliance è un insieme articolato di aree tematiche che riflettono le specifiche esigenze normative e operative dei diversi settori economici. Le specializzazioni più richieste nel mercato attuale riguardano la compliance normativa e finanziaria, la protezione dei dati personali e l’etica d’impresa in ottica ESG.

Compliance normativa e finanziaria (AML, 231, MiFID)

Questa è l’area più consolidata e strutturata della funzione compliance nei settori estremamente regolamentati come banche, assicurazioni, società finanziarie o quotate.

Le tre principali direzioni di questa specializzazione riguardano:

  • AML (Anti-Money Laundering), ossia tutte le attività volte a prevenire e contrastare il riciclaggio di denaro attraverso controlli stringenti sui flussi finanziari e sulla clientela
  • il D.Lgs. 231/0, che disciplina la responsabilità amministrativa degli enti per reati commessi nell’interesse o a vantaggio dell’azienda e impone l’adozione di modelli organizzativi e codici etici specifici
  • MiFID (Markets in Financial Instruments Directive), che regolamenta i servizi di investimento, tutelando la trasparenza e l’integrità dei mercati finanziari europei

Compliance Privacy e Data Protection (GDPR)

In un mercato dove i dati rappresentano un asset strategico, la tutela delle informazioni personali è diventata una priorità per tutte le organizzazioni, a prescindere dal settore. Il Compliance Manager specializzato in privacy opera per assicurare il rispetto del GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati) e della normativa nazionale di riferimento, definendo policy, gestendo il consenso e supervisionando i trattamenti.

Compliance Etica, Ambientale e Sociale (ESG)

È uno degli ambiti più dinamici della compliance, anche alla luce delle nuove direttive europee in materia di rendicontazione non finanziaria (CSRD) e tassonomia green.

Il Compliance Manager con focus ESG si occupa di verificare che l’azienda rispetti standard etici, ambientali e sociali, assicurando trasparenza nei confronti di investitori, clienti e altri stakeholder. Questo significa monitorare i diritti dei lavoratori lungo la supply chain, valutare l’impatto ambientale delle attività, promuovere la diversità e l’inclusione, ma anche vigilare sulla governance interna.

Non si tratta solo di evitare sanzioni o critiche reputazionali, ma di generare valore sostenibile e costruire un vantaggio competitivo nel lungo periodo.


Come diventare Compliance Manager: percorso di carriera e formazione

Il percorso per diventare Compliance Manager si costruisce con tappe mirate, esperienza sul campo e formazione continua. Per questo i percorsi di studi più comuni sono quelli di Laurea in Giurisprudenza, Economia o Scienze Politiche, spesso seguiti da master specifici in Compliance, Diritto di impresa o Risk Management.

La carriera inizia spesso in ruoli operativi di Addetto Compliance o Compliance Analyst, dove si acquisisce esperienza su normative e controlli interni. Un passaggio in società di consulenza può accelerare la crescita professionale.

In 3–5 anni di esperienza, il professionista può evolvere in posizioni intermedie, assumendo responsabilità crescenti nella gestione della compliance e coordinando progetti specifici. Qui entrano in gioco competenze tecniche di risk management e capacità progettuali trasversali.

Per passare al ruolo di Compliance Manager, è fondamentale combinare esperienza operativa con formazione specializzata, che arricchisce il profilo e aumenta il potenziale retributivo.


Stipendio e opportunità di carriera di un Compliance Manager

In Italia, la retribuzione annua lorda di un Compliance Manager è in media di 40.000€[4], ma può variare in base a esperienza, settore, dimensioni aziendali e area geografica.

Gli sviluppi di carriera oltre il livello manageriale puntano a ruoli come Head of Compliance o Chief Compliance Officer, che hanno la guida di intere funzioni e sono a diretto riporto del CEO o del Consiglio di amministrazione.

La formazione ibrida, tra percorsi giuridici ed economici, consente anche evoluzioni di carriera verso ruoli affini, come Risk Manager o Head of Internal Audit, o ulteriormente specializzati come Regulatory Affairs Manager, figura professionale chiave, soprattutto in settori altamente regolamentati come il farmaceutico, il biotecnologico, il medicale, l’alimentare e il settore dei dispositivi medici.

Tutti i percorsi sono accomunati dalla imprescindibile dimestichezza con gli strumenti, sempre più digitali e tecnologicamente avanzati: piattaforme GRC, software di audit automatizzato, strumenti di Intelligenza Artificiale per l’analisi dei dati.
Questi strumenti amplificano la capacità predittiva e decisionale della funzione compliance.

Conclusioni

La domanda di Compliance Manager è destinata a crescere in molti settori. Sebbene solo il 7% delle aziende si consideri attualmente leader in termini di maturità in materia di compliance, l’84% punta a raggiungere questo traguardo entro tre anni[2], il che segnala sia l’urgenza che l’opportunità di accelerare la trasformazione.

Lo sviluppo di tale mercato è infatti sostenuto dal contesto globale in cui le normative si evolvono più rapidamente dei modelli di business e alle aziende è richiesto di conformarsi ai principi dell’Agenda ONU 2030. In questo scenario, la compliance rappresenta un ponte tra esigenze di mercato, obblighi regolatori e obiettivi di sviluppo sostenibile.

Investire in una funzione compliance solida, autorevole e ben integrata significa non solo ridurre i rischi, ma rafforzare la legittimità dell’azienda, costruire valore nel lungo periodo e contribuire attivamente a una cultura d’impresa più equa e sostenibile.

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