Published 28 Agosto 2023 - in Management Advices Market Trends Professional Insights

Il linguaggio inclusivo in azienda: consigli

Adottare un linguaggio inclusivo: i consigli da seguire

Le parole contano: ciò che scegliamo di dire e di non dire lancia al nostro interlocutore un messaggio ben preciso e, quando utilizziamo parole obsolete o alienanti, non assumiamo un atteggiamento inclusivo.

Al contrario, il linguaggio inclusivo tiene conto della diversità e cerca di evitare espressioni, termini o frasi che possano risultare discriminatori, offensivi o escludenti nei confronti di specifici gruppi di individui. L’obiettivo del linguaggio inclusivo è quello di creare un ambiente di comunicazione che sia rispettoso e accogliente per tutti, indipendentemente dalla loro identità, genere, etnia, abilità o altre caratteristiche.

Ma perché il linguaggio inclusivo in azienda è importante, e come metterlo in pratica?

Il linguaggio inclusivo, un primo (fondamentale) passo

La comunicazione inclusiva in azienda può aiutare individui storicamente emarginati, stigmatizzati dal perpetuarsi degli stereotipi e involontariamente esclusi dalle conversazioni e dalle attività sul posto di lavoro, a inserirsi nell’organizzazione. Includendo le persone attraverso il linguaggio, le si include anche nelle iniziative aziendali.

Ovviamente, il linguaggio da solo non basta: alcuni leader, pur utilizzando un linguaggio inclusivo, non si dimostrano accoglienti nei fatti. Il viaggio verso l’inclusione è invece un viaggio che richiede coerenza, buone intenzioni e una pratica concreta.

Del resto, per sfruttare tutti i vantaggi di una forza lavoro diversificata, le aziende devono creare un ambiente inclusivo, che incoraggi le persone a portare sul posto di lavoro le loro esperienze, le loro idee e la loro unicità, come nel caso delle  , per esempio. E, il linguaggio inclusivo, non è che il primo passo verso questo obiettivo.

Le parole da evitare per un linguaggio inclusivo

Il linguaggio inclusivo è, in primis, un linguaggio che non usa parole che creano esclusioni e differenze.

Qualche esempio? Rivolgersi al team con la parola “ragazzi”, poiché presuppone la presenza nel gruppo di un genere dominante: quello maschile, per l’appunto. Anche la parola “minoranze” andrebbe evitata quando si parla di gruppi sottorappresentati, in quanto sottintende una condizione di inferiorità, e lo stesso vale per “disabile”: meglio preferire “persona con disabilità”, per togliere l’accezione limitante.

Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, il 26% della popolazione mondiale presenta una forma di disabilità: il linguaggio inclusivo deve tenerne conto ed evitare di collegare il concetto di “persona senza disabilità” al concetto di “abile”. Fondamentale, in un linguaggio inclusivo, è evitare poi espressioni che possono ferire chi convive con un problema di salute mentale: parole come “pazzo”, “depresso” o “bipolare” non possono essere utilizzate come metafore di un comportamento. Allo stesso modo è fondamentale evitare il termine “normale” (in contrapposizione alla condizione di un’altra persona) e le frasi che suggeriscono vittimismo come “vittima di” o “afflitto da”.

La regola, per un linguaggio inclusivo, è far sentire a proprio agio ogni persona. Per questo motivo le conversazioni dovrebbero porre al primo posto l’individuo, anziché le sue caratteristiche, e non comprendere dichiarazioni di genere quando non sono rilevanti: anziché dire “ho parlato con una donna del reparto contabile”, è sufficiente (e meglio) dire “ho parlato con una persona del reparto contabile”. Infine non bisogna affidarsi ai presupposti o alle convenzioni (meglio dire “coniuge” o “partner” piuttosto che “moglie/marito” o “fidanzato/fidanzata”).

Come imparare a parlare in modo più inclusivo

Oltre alle espressioni da evitare, per imparare a essere più inclusivi è necessario adottare alcune regole di buon comportamento: in questo modo la comunicazione sarà non solo più inclusiva, ma anche più chiara e dunque più efficace.

Ecco alcuni consigli:

  • rimuovi i riferimenti di genere quando il genere non è centrale nell’argomento;
  • non usare un linguaggio incentrato sulla cultura, in quanto potrebbe essere difficile da comprendere per chi proviene da una cultura diversa;
  • se non sei sicuro che la frase che stai pronunciando sia inclusiva, trova un altro modo per descrivere ciò che stai cercando di dire;
  • semplifica la tua comunicazione, in modo che possa essere facilmente compresa da un pubblico più ampio;
  • assicurati che il tuo linguaggio non ferisca gruppi emarginati e che non possa essere interpretato come dannoso o disumanizzante.

Ricorda che il linguaggio inclusivo è il punto di partenza verso una leadership inclusiva, e che richiede un lavoro costante di aggiornamento e di allenamento di Soft Skill quali la capacità di comunicazione e l’empatia.

I fondamenti di una leadership inclusiva

In ogni angolo del mondo le persone chiedono l’uguaglianza sociale ed economica: la leadership inclusiva è dunque una necessità sempre più impellente, nelle grandi aziende come nelle PMI.

Si tratta della capacità, da parte del leader, di gestire e guidare un gruppo eterogeneo di persone in modo efficiente, rispettandone l’unicità, in modo empatico e privo di pregiudizi. La leadership inclusiva esclude discriminazioni, pregiudizi e trattamenti di favore basati sul colore della pelle, sull’etnia e su altre caratteristiche, consentendo ai collaboratori di sentirsi apprezzati per il loro contributo.

I leader inclusivi si adattano rapidamente a diversi scenari e prospettive alternative con una mente aperta e non giudicante per ottenere i migliori risultati possibili. Di conseguenza, i team funzionano meglio, collaborano di più e prendono decisioni migliori.

Secondo Deloitte, i leader inclusivi:

  • sono leali ambasciatori della diversità e dell’inclusione;
  • accettano di essere vulnerabili e lo dimostrano;
  • combattono gli stili di leadership paternalistici antiquati;
  • sono consapevoli dei propri pregiudizi e mettono in discussione i loro schemi abituali;
  • sono eccellenti comunicatori e grandi ascoltatori;
  • capiscono e si adattano a varie norme culturali;
  • sono desiderosi di aiutare e fanno sempre ciò che è meglio per la squadra.

Perché la leadership inclusiva è importante? Perché si traduce in risultati migliori. Le aziende che eccellono nel far sentire inclusi i loro dipendenti hanno riportato un aumento del 17% nella performance del team, un aumento del 20% nella qualità del processo decisionale e un aumento del 29% nei tassi di collaborazione. Inoltre, hanno il 70% di probabilità in più di avere successo quando si affacciano in un nuovo mercato.

Link interno all’articolo “Come gestire efficacemente le neurodiversità in azienda”, consegnato in questa tranche