Introduzione: coaching leadership
Il coaching leadership è lo stile di guida in cui il manager allena i collaboratori a trovare le proprie soluzioni, invece di limitarsi a dare istruzioni. È un approccio che incide direttamente sui risultati della formazione aziendale: quando a un corso segue un affiancamento di coaching sul campo, le competenze che le persone applicano davvero al lavoro salgono dal 5-10% al 90%[1].
Capire come funziona questo stile di leadership, quali modelli lo strutturano e in quali situazioni conviene applicarlo è quindi utile a chiunque guidi un team.
INDICE DEI CONTENUTI
Che cos’è il coaching leadership
Unire coaching e leadership significa adottare uno stile di guida in cui il manager accompagna i collaboratori a trovare autonomamente le proprie soluzioni, attraverso domande, ascolto e feedback orientati allo sviluppo. L’obiettivo riguarda la crescita delle capacità delle persone, oltre al raggiungimento del risultato immediato.
Il passaggio da un approccio direttivo a uno di coaching richiede di superare alcune convinzioni diffuse sul ruolo del manager, in particolare l’idea di dover essere la persona più competente del gruppo, di dover sempre indicare cosa fare e di usare il feedback per comunicare un giudizio. Al loro posto subentrano tre spostamenti concreti[2]:
- passare dall’istruzione alla curiosità, formulando domande aperte invece di fornire risposte
- praticare l’ascolto attivo, sostenendo l’autonomia decisionale del collaboratore
- trattare gli errori come occasioni di apprendimento, anziché come elementi da sanzionare
Questo stile rientra tra quelli descritti negli stili di leadership secondo Goleman, dove il leader coach lavora soprattutto sullo sviluppo delle persone più che sul controllo del loro operato.
Quando il coaching non è lo strumento giusto
Il coaching leadership non si applica indistintamente a ogni situazione. Quando un manager pone domande di cui conosce già la risposta, oppure su decisioni in realtà vincolate, l’approccio perde credibilità agli occhi dei collaboratori[3]. Esistono infatti quattro situazioni in cui conviene dare indicazioni dirette:
- non negoziabili, come procedure di sicurezza, vincoli legali o regole aziendali rigide
- compiti ripetitivi e di routine, dove manca uno spazio reale di scelta
- processi vincolati nel metodo, quando il “come” deve restare uno soltanto
- emergenze e crisi, dove le decisioni vanno prese rapidamente
La scelta dello stile dipende anche dal livello di autonomia della persona, un principio al centro della leadership situazionale. I profili junior hanno bisogno di direzione e affiancamento, mentre quelli senior traggono maggior beneficio da un coaching focalizzato su crescita e valorizzazione dei punti di forza.
Leader-coach e coach esterno: le differenze
Il leader-coach è il responsabile diretto che adotta un approccio di coaching nella gestione quotidiana del proprio team. Il coach esterno è invece un professionista certificato, ingaggiato dall’azienda per percorsi dedicati, tipicamente rivolti a figure manageriali o executive.
Le differenze riguardano tre aspetti.
- Relazione gerarchica: il leader-coach valuta le prestazioni dei propri collaboratori, mentre il coach esterno opera senza alcun potere decisionale sulla loro carriera, garantendo così maggiore riservatezza.
- Continuità: il leader-coach interviene nel lavoro di tutti i giorni, mentre il coach esterno lavora su percorsi strutturati e circoscritti nel tempo.
- Competenze: il coaching professionale richiede credenziali riconosciute, richieste esplicitamente dai clienti nel 73% dei casi[4].
Le due figure non si escludono. Molte organizzazioni affiancano infatti percorsi di coaching esterno per i ruoli chiave a programmi che diffondono una cultura del coaching tra tutti i responsabili di team.
I modelli di riferimento: GROW e tassonomie dei comportamenti
Il modello più diffuso per strutturare una conversazione di coaching è il GROW, articolato in quattro fasi[2]:
- Goal, la definizione dell’obiettivo che il collaboratore vuole raggiungere
- Reality, l’analisi della situazione attuale e degli ostacoli concreti
- Options, l’esplorazione delle alternative percorribili
- Way forward, la scelta delle azioni da intraprendere e dei tempi
Accanto ai modelli di conversazione esistono tassonomie dei comportamenti che un manager-coach mette in atto. La letteratura sul tema individua tredici comportamenti raggruppati in due famiglie, quelli di empowerment, che trasferiscono responsabilità e autonomia, e quelli di facilitazione, che accompagnano il ragionamento della persona[1].
Alcune regole pratiche aiutano poi a tradurre i modelli in comportamenti quotidiani:
- parlare per meno del 50% del tempo durante i colloqui individuali, per contrastare la tendenza di chi conosce già l’argomento a dare per scontati i passaggi e anticipare le conclusioni[5]
- attendere qualche secondo prima di rispondere, lasciando al collaboratore lo spazio per completare il proprio ragionamento[6]
- trasformare i colloqui individuali da report di avanzamento a momenti di riflessione sulle decisioni prese[5]
- riservare dieci minuti a fine riunione per una riflessione di team su cosa ha funzionato e cosa migliorare[2]
I benefici del coaching leadership per persone e organizzazione
L’impatto di questo stile di guida si osserva su più livelli:
- trasferimento della formazione sul lavoro. Il coaching successivo a un percorso formativo porta al 90% le competenze effettivamente applicate, contro il 5-10% ottenuto con i soli metodi tradizionali[1]
- performance individuale. Il 70% delle persone che ricevono coaching riporta un miglioramento delle proprie prestazioni lavorative[6]
- engagement. Le organizzazioni con una cultura del coaching strutturata registrano livelli di coinvolgimento sensibilmente più alti rispetto a quelle con gestione tradizionale[7]
- sviluppo dell’autonomia. L’obiettivo del leader-coach consiste nel rendersi progressivamente meno necessario, costruendo team capaci di decidere in modo indipendente[5]
Un elemento spesso trascurato riguarda l’esempio personale. Quando i collaboratori vedono il proprio responsabile impegnato in un percorso di apprendimento continuo, lo riconoscono infatti come modello, e questo rafforza l’efficacia dei comportamenti di coaching che mette in atto[8].
Come misurare il ritorno del coaching
Il coaching viene talvolta percepito come un investimento difficile da quantificare. Esistono però metodologie consolidate per misurarne il ritorno, già applicate in contesti aziendali strutturati.
Un caso documentato in un’azienda Fortune 500 ha rilevato un ritorno sull’investimento del 529%, calcolato escludendo i benefici legati alla retention[9]. Nello stesso studio, il 77% dei partecipanti ha dichiarato un impatto significativo su almeno una delle nove metriche di business analizzate, mentre il 60% ha identificato benefici finanziari diretti e quantificabili, con la produttività come area più impattata.
Un secondo caso, riferito a un grande gruppo del settore energetico, mostra risultati su indicatori di gestione delle persone[4]:
- 95% di retention a livello organizzativo, che sale al 98% tra i leader coinvolti nei percorsi
- 22% di promozioni interne in più tra i leader che hanno ricevuto coaching
- Copertura dell’85% della pipeline di leadership attraverso programmi dedicati
Per ottenere risultati misurabili, alcune condizioni ricorrono con regolarità. Occorre infatti mantenere la riservatezza sui contenuti delle sessioni, permettere alle persone di scegliere il proprio coach sulla base della sintonia relazionale e integrare il coaching in un sistema più ampio di sviluppo delle competenze, anziché trattarlo come iniziativa isolata[9].
Costruire una cultura del coaching richiede figure manageriali capaci di guidare i team sviluppandone l’autonomia, un profilo che unisce competenza tecnica e attitudine allo sviluppo delle persone.
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Fonti
[1] https://ejournal.indo-intellectual.id/index.php/ijssb
[2] https://www.facet5global.com/building-a-coaching-mindset/
[6] https://intactacademy.com/how-to-transition-from-manager-to-coach-a-systemic-shift-in-leadership/
[7] https://thecompliancedigest.com/coaching-vs-managing-the-hidden-catalyst-for-organisational-growth/
[8] https://doi.org/10.3389/fpsyg.2023.1154593
[9] https://www.titanbdg.com/wp-content/uploads/2017/05/ROI_of_Executive_Coaching-Linkage.pdf